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22 Agosto 2013

Giugiaro Parcour

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Dopo essere balzata agli onori delle cronache per l'acquisizione da parte di Volkswagen Auto Group, la Italdesign Giugiaro torna a far parlare di sé per i suoi prodotti innovativi. Ancora una volta, infatti, l'estro dei progettisti guidati da Giorgetto Giugiaro è riuscito a stupire realizzando una vettura assolutamente fuori dagli schemi: la Parcour. Il nome si richiama ad una disciplina di corsa in ambienti urbani (il Parkour, in questo caso scritto con la k) che prevede percorsi ricchi di ostacoli da oltrepassare il più velocemente possibile. Una scelta di nome che dovrebbe far trasparire la singolare natura di questa auto: una fuoristrada ad altissime prestazioni. O una supercar da sterrati, se preferite. A ben vedere, infatti, le due nature dell'off-road estremo e della guida veloce in pista sembrano intercambiabili in questa vettura, apparentemente senza interferire fra loro come invece fanno in certe suv ad alte prestazioni. Lo stile della Parcour appare in tutto e per tutto quello di una berlinetta ad alte prestazioni (con importanti richiami a realizzazioni passate della Italdesign, come la Maserati Merak degli anni '70), con la sola particolarità di essere molto alta da terra: 21 centimetri per l'esattezza, che possono crescere fino a ben 33 grazie ad un sistema sospensivo interamente sviluppato "in casa" che è una novità assoluta: doppi ammortizzatori per ogni ruota, con quelli supplementari che entrano in funzione solo se richiesto, alzando la vettura da terra e migliorando l'assorbimento, l'ideale per il fuoristrada. Per il resto la meccanica attinge a piene mani dagli scaffali del Gruppo Volkswagen, con il motore V10 da 550 cv della Lamborghini Gallardo e il cambio DSG a 7 marce.
Ma ciò che più stupisce della Parcour sono gli standard costruttivi, che, a detta dell'Italdesign e dei pochi che l'hanno potuta provare, sono assolutamente da auto di serie e non da concept. Le concessioni all'estro sono ben poche e limitate a particolari quali le telecamere in sostituzione degli specchietti e i finestrini fissi. Ben pochi ostacoli, dunque, ad una prossima produzione in serie, magari a marchio Lamborghini.

Alessandro

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