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21 Luglio 2012

Un' auto in jeans: la Panda

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Affidabilità, spazio, versatilità ed economicità: i quattro obiettivi che qualunque progettista di auto si trova dinanzi quando deve progettare un'utilitaria. E pochi progettisti li hanno sintetizzati così bene come Giorgetto Giugiaro, quando progettò la prima serie della Fiat Panda. Aveva un compito non facile, la Panda: divenire il mezzo di trasporto per eccellenza dell'italiano medio, rilevando in gamma la 126. Squadrata come nessun'altra, era stata letteralmente costruita attorno ai passeggeri, seguendo una linea di pensiero che avrebbe fatto scuola: sfruttare lo spazio in altezza, per ottenere un abitacolo arioso e confortevole anche per i più alti. Una soluzione talmente semplice che nessuno ci aveva mai pensato prima. Il design squadrato, inoltre, aveva consentito l'adozione di vetri piatti (lo era perfino il parabrezza) con notevole risparmio sui costi di produzione e di riparazione. In più, questa soluzione permetteva l'utilizzo di un solo tergicristallo per la pulizia del parabrezza (per un tergilunotto bisognerà ancora aspettare...). Inoltre, l'auto era letteralmente circondata da protezioni in plastica grigia studiate per proteggerla nei parcheggi. E non finiva qui. Anche all'interno la Panda era estremamente essenziale e diversa da qualsiasi auto precedente (e futura): era caratterizzata da sedili anteriori "a sdraio", ovvero realizzati con un semplice telaio di tubi su cui veniva tesa una stoffa dura e resistente, e da un'amaca al posto del divanetto posteriore. Il motivo dell'amaca era ripreso anche dalla plancia, realizzata con un unico marsupio portatutto non imbottito (l'ormai leggendario "tascone") che percorreva l'abitacolo in tutta la sua larghezza. La plancia era semplice e scarna come il resto dell'auto e l'abitacolo era quasi interamente in nuda lamiera.
Al suo esordio la Panda era disponibile in due versioni, corrispondenti alle due differenti motorizzazioni: la
30 (equipaggiata dal bicilindrico raffreddato ad aria da 30 cv derivato da quello montato sulla 126) e la 45 (con il motore quattro cilindri raffreddato ad acqua da 45 cv della 127).
A due anni dall'esordio arrivò la prima novità importante: l'allestimento
Super, più ricco in termini di dotazioni. La modifica più evidente di questa nuova variante fu senza dubbio la nuova griglia in plastica nera con il grande logo Fiat cromato che avremmo ritrovato su tutta la produzione della casa torinese per molti anni ancora. L'anno seguente (1983) debuttò una delle varianti più apprezzate: la 4x4. La nuova versione dell'utilitaria torinese con trazione integrale inseribile manualmente si fece presto apprezzare per le sue spiccate capacità fuoristradistiche, che l'avrebbero resa il mezzo per eccellenza della Polizia Forestale, potendo spingersi dove le altre utilitarie potevano solo sognare. Attraverso alcuni piccoli ritocchi alla gamma si arrivò al 1986, anno di grandi rinnovamenti per l'utilitaria di casa Fiat. In quell'occasione il pianale originario fu sostituito con quello della nuova Autobianchi Y10, ed anche i due motori originari furono sostituiti da altrettanti modernissimi motori Fire, un 750 cc ed un 1000 cc (e questi erano anche i nomi delle due versioni). Anche le dotazioni erano nuove e più ricche. Gli aggiornamenti riguardarono anche la 4x4. A pochi mesi di distanza fece il suo debutto anche la Panda Diesel, dalla carriera breve e sfortunata (uscirà di produzione nel 1989). Molto importante anche il debutto, sempre nel 1986, della Panda Van, destinata, nelle sue varie versioni, a rivoluzionare il mondo del trasporto a breve raggio. Nel 1987 debuttò la 750 Young, con un nuovo motore 750 derivante da quello della Panda 45, quindi più economico del 750 Fire. Nel 1990 la Panda tornò a far parlare di sé con la versione Elettra, a propulsione totalmente elettrica. La vettura era certamente innovativa, ma troppo lenta e costosa perché potesse davvero conquistarsi una sua fetta di mercato. L'anno successivo la Panda fu oggetto di un aggiornamento estetico, che vide l'adozione della nuova calandra della Tipo e di nuovi allestimenti, nonché, sulla versione Selecta, di un cambio automatico a variazione continua. Nel 1997 la Panda, che proprio l'anno prima aveva fatto segnare il minimo storico nelle vendite, visse una seconda giovinezza grazie a nuove dotazioni di serie e ad un prezzo di listino ritoccato al ribasso. Da allora, aggiornamenti di entità più lieve accompagnarono la Panda sino alla sua definitiva uscita di scena, avvenuta nel 2003, dopo una carriera durata 23 anni.

Alessandro

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