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2 Marzo 2014

Alfa Romeo 4C

Dopo un'attesa interminabile scandita da concept, stillicidio di foto via web e presentazione al Salone di Ginevra lo scorso marzo, finalmente è arrivato il momento che tutti gli appassionati attendevano: la 4C scende finalmente in strada. Non si tratta di un'auto qualunque, anche a prescindere dalle sue effettive qualità (che non mancano, come vedremo in seguito): da quando sono uscite di produzione le Alfa GT, Brera e Spider ed è stato rinviato per l'ennesima volta il debutto della Giulia, gli alfisti hanno iniziato a mormorare contro la dirigenza Fiat anche più del solito; mai in cento anni di storia la casa del Biscione era rimasta sprovvista di una coupè o di una spider. È chiaro, dunque, che per gli appassionati del marchio la 4C rappresenta prima di tutto un simbolo, l'auto della rinascita, con cui la casa italiana potrebbe avviare un nuovo corso e tornare a battagliare con i marchi premium made in Germany. Ma quanta sostanza c'è in questo progetto così ambizioso?
TECNICA
Un'auto così, all'Alfa Romeo, non si era mai vista: berlinetta a motore centrale, due posti secchi, tutta in fibra di carbonio per contenere il peso entro i nove quintali: meno di una Panda. Un'auto fatta per impressionare nel misto più che in velocità assoluta, facendo perno non sull'erogazione di un motore molto potente ma su un favorevole rapporto peso/potenza, sulla falsariga della scuola inglese (vedi alla voce Colin Chapman). Insomma: una sportiva senza compromessi. Il motore è il 1750 TBi della Giulietta Quadrifoglio Verde, opportunamente elaborato per erogare 241 cv a 6000 giri/min (non un regime altissimo, a dire il vero), accoppiato al cambio 6 marce TCT a doppia frizione, corredato da launch control, con paddle sul volante. Non poteva mancare la levetta DNA, una costante sulle Alfa sin dalla MiTo. Per l'occasione, alle posizioni Dynamic, Normal e All Weather si aggiunge l'inedita Race, che non ha bisogno di particolari spiegazioni per far capire a che scopo è stata progettata.
ESTETICA
Se la 4C ha un'impostazione meccanica decisamente inedita per un'Alfa, lo stile, invece, non lascia dubbi sulla sua identità: dichiaratamente ispirata alla leggendaria 33 Stradale, la nuova vettura riprende, adattandoli alle sue peculiari proporzioni, gli stilemi del nuovo corso Alfa, inaugurato alcuni anni fa da 8C e MiTo. La linea è estremamente pulita e fluida, ben lontana dagli eccessi che spesso questo tipo di auto può presentare. Unico particolare che, a nostro avviso, disturba un po' l'eccezionale equilibrio dell'insieme, sono i fari anteriori non carenati (lo erano sulla 4C Concept del 2011). Ma, dopotutto, è pur sempre una questione di gusti.
INTERNI
In una vettura totalmente votata alla leggerezza non bisognerebbe aspettarsi un abitacolo da Rolls-Royce: quello della 4C, infatti, somiglia molto di più ad un cockpit da auto da corsa, con i sedili anch'essi in carbonio, sebbene rivestiti in pelle, e accessori ridotti ai minimi termini, con numerose componenti recuperate da altri modelli del gruppo (il climatizzatore ricorda molto da vicino quello della 600). Ci sono, però, carbonio a vista e pedaliera in alluminio con freno incernierato in basso, senza dimenticare la strumentazione digitale che cambia aspetto a seconda della posizione del selettore DNA: questo basta a chi cerca emozioni forti.
SU STRADA
Ma veniamo alla parte più interessante: il comportamento dinamico della 4C. Si parte a razzo: con il launch control i 100 km/h si raggiungono in appena 4,5 secondi, per allungare fino ai 258 km/h di velocità massima. La caratteristica che salta immediatamente all'attenzione quando si guida la 4C è lo sterzo privo di servoassistenza, estremamente comunicativo e perciò, nelle intenzioni, perfettamente in tono con lo spirito della vettura. La realtà, però, non sempre ricalca questo ideale, perché il volante, in fase di controsterzo, diventa molto duro, così come lo è in manovra. Insomma, bisogna farci l'abitudine e mettere su un po' di muscoli. Il propulsore ha un'erogazione molto corposa (l'80% della coppia è disponibile ad appena 1700 giri/min), ma un allungo in assoluto non di primo livello (la potenza massima è a 6000 giri/min). Poco male, perché con quest'auto il vero divertimento è impostare le traiettorie e accorgersi di quanto riescano ad essere perfette, verificando ad ogni giro che il limite della vettura è ancora molto lontano. Il sottosterzo è sconosciuto alla 4C, mentre un moderato sovrasterzo è facilmente innescabile con qualche espediente di guida. Il meglio di sé, tuttavia, la nuova Alfa lo dà quando la si guida in maniera pulita, sfruttando la sua incredibile capacità di rimanere neutra anche alle alte velocità. A completare il quadro, è di primissimo livello l'impianto frenante, agevolato nel suo compito dalla massa irrisoria della vettura.
EQUIPAGGIAMENTI
Nel listino della 4C vi sono una serie di non-optional, vale a dire accessori che si possono avere gratuitamente, ma di cui si può scegliere di privarsi per avere una vettura più leggera: fanno parte di questo elenco, fra gli altri, il climatizzatore manuale (che, oltretutto, se in funzione riduce la potenza erogata dal propulsore), gli specchietti elettrici e l'autoradio con vivavoce bluetooth, che integra anche il navigatore satellitare.

In definitiva, libera da condizionamenti psicologici verso il suo stesso passato, l'Alfa Romeo ha dimostrato di essere ancora in grado di produrre vetture di primissimo livello. Speriamo che le grandi competenze dei tecnici Alfa trovino nuove occasioni per esprimersi, magari su prodotti meno "di nicchia", come la Giulia. La aspettiamo.

Alessandro

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